PARASITE – LA RECENSIONE

Prima di iniziare a scrivere questo articolo, ho digitato su internet la parola parassita per cercarne la definizione e sono rimasto vagamente sorpreso di quanto sia rappresentativa del film. In biologia, qualsiasi organismo animale o vegetale che viva a spese di un altro;

La storia narra le vicende della famiglia Kim che vive in uno scantinato, con gli scarafaggi, in povertà assoluta e con una orrendo scorcio che dà sul marciapiede, dove gli ubriachi si fermano per orinare.

La svolta sembra avvenire quando il figlio riesce a trovare un lavoro, presso la ricca famiglia Park, come insegnante di inglese. Piano piano tutti i Kim troveranno lavoro dai Park, vi si insinueranno come Parassiti.

In questo film anche gli ambienti sembrano dialogare tra loro, molte volte lasciando un messaggio. La casa dei Kim è per certi versi l’esatto opposto di quella dei Park, e riflette le differenze sociali tra le due famiglie.

Infatti la pellicola è fortemente incentrata sulla lotta di classe. Esprime un pensiero preciso e lo fa attraverso una regia potentissima che raggiunge il culmine della maestria nella scena più violenta, mettendo fine al meccanismo Parassita-Organismo che si era instaurato tra le famiglie.

I Kim, abili mentitori, si mischiano perfettamente tra i ricchi, tranne per quella puzza inconfondibile che simbolicamente segna il limite invalicabile tra poveri e ricchi. Questa condizione pesa, più di tutti, sul padre che non riesce a sopportare il fatto di essere un Parassita. Egli è indubbiamente il personaggio più carismatico e forse più importante dell’intera pellicola, perché si fa carico del significato del film.

Incredibile il ribaltamento a cui lo spettatore incredulo assiste a metà del film. Quando tutto sembra tracciato, quando sembra che andrà a finire in un certo modo, il regista, con abilità, stravolge l’intera trama e intrica ancor di più il legame tra Parassiti ed Organismi, tra ricchi e poveri, come a voler dire che la ricchezza non nasce dal nulla ma che si fonda sempre(?) su qualcosa di oscuro, di orribile. È questa la funzione metaforica della stanza segreta sotterranea nella casa dei Park, ma non vi svelo altro; perché forse c’è ancora qualcuno che il film non l’ha visto ( cosa state aspettando?).

Bong Joon Ho parla di un tema delicato, quanto mai attuale, e lo fa con un’opera sublime, magistrale, che cambia sempre forma e che non si schiera mai.

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